Fat-bike in Val Ferret

Quando una delle mie più care amiche ha deciso di sposarsi ha aggiunto “per l’addio al nubilato vorrei andare in montagna, non importa dove, ma in montagna”.

Ho sempre detto che la località sciistica perfetta è Madonna di Campiglio e ne sono ancora convinta, c’è tutto: belle piste, sentieri per le ciaspole, percorsi da fondo, ristoranti e locali. Che non è mica scontato, in montagna. Ma non potevo portarla lì, che ci siamo state per il mio, di addio al nubilato.

Un’altra località di montagna dove puoi trovare discoteche e gente in giro, anche alle due del mattino, è sicuramente Courmayeur. Il plus é che ci sono le terme a 5 minuti.

Sciare sarebbe stato facile ma eravamo in 7 e solo due sciatrici (io e la sposa, appunto). Prima ho pensato allo sci di fondo, ma poi ho scoperto che si può anche andare in bicicletta, con le fat bike: mountain bike con le ruote larghe, specifiche per la neve, o la sabbia.

Se da Courmayeur per arrivare sulle piste devi prendere la funivia, per Plapincieux serve la navetta e un quarto d’ora di tempo, che è solo qualche tornante più su.

Ai piedi del Monte Bianco, la Val Ferret ci ha regalato un paesaggio invernale, anche in quest inverno dove la neve non ha alcuna intenzione di cadere. Ci sono un paio di bar e ristoranti, dove abbiamo mangiato ottimi panini con toma e mocetta, sentieri, piste per lo sci di fondo, pedonali e le fat bike che il Signor Caramello vi affitta con piacere.

Noi abbiamo preso la strada pedonale lungo la Dora di Ferret per 5km fino a Lavachey  e siamo tornati indietro, che la bicicletta è bella ma per qualcuno un po’ troppo faticosa.

Pedalare sulla neve è divertente. Facile quando il tratto è ben battuto, un po’ più complicato se la neve è più morbida. Sicuramente più faticoso che su strada ma assolutamente fattibile e alla portata di (quasi) tutti.

Ho provato ad accendere il gps del mio telefono per la traccia, ma è più un tipo da estate e soffre il freddo, sulla neve si spegne, quindi niente.

* la sposa, alle altre sue amiche, ha semplicemente detto “chiedete a Elena dove andare”. La destinazione le è piaciuta un sacco, forse più di MDC (cit.) e si è divertita, quindi direi obiettivo raggiunto.

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Musical: Priscilla, la regina del deserto

Che mi piacciono i musical l’ho già detto quindi, quando ne approda uno al PalaCreberg di Bergamo, difficilmente me lo lascio scappare.

In questo caso era “Priscilla, la regina del deserto“, tratto dal film vincitore di un Oscar e del Grand Prix Du Publique a Cannes “The adventures of Priscilla Queen of the desert“.

Entrando in sala, in un tripudio di boa rosa e brillantini, ci aspettava questo:

Il deserto è nella mia Top 3 australiana, mi sono emozionata.

La storia è quella di tre Drag queen che attraversano il deserto per portare il loro spettacolo al casinò di Alice Springs.

Ognuno con i propri motivi, Bernadette, Tick-Mitzi e Adam-Felicia, partono per questo viaggio impegnativo, nell’Australia con la mentalità più chiusa e difficile, su un bus rosa improbabile (Priscilla, appunto) che li porterà a destinazione con qualche consapevolezza in più.

Priscilla, con i suoi colori sgargianti, è sempre al centro della scena. La colonna sonora, piena di pezzi anni 70 e 80, è favolosa ed energica e l’unica cosa che vorresti fare è alzarti in piedi, battere le mani e cantare a squarciagola.

Un numero impressionante di costumi colorati, parrucche e tacchi vertiginosi completano il quadro.

Energia. E’ la parola che mi viene in mente per descrivere questo musical

Christmas in Bergamo

Sono convinta che l’Italia sia il Paese più bello del mondo, piena zeppa di tesori più o meno conosciuti.

Qualche anno fa ho portato dei colleghi spagnoli a cena in città alta. Non si aspettavano di trovare tanta bellezza e mi hanno chiesto come mai Bergamo fosse così poco nota. Una ragazza emiliana che conosco, dopo esserci stata per la prima volta, ha commentato “Bergamo é davvero figa”. Fortunatamente, negli ultimi anni, complice anche l’aeroporto, si è riempita di persone che, guida alla mano, girano per le vie parlando le lingue più disparate.

Città alta per me è una sorta di rifugio a due passi da casa. Da quando fotografo poi, è la mia modella preferita. Un giorno a caso di metà dicembre sono salita nel tardo pomeriggio, c’erano due gradi, io, dei turisti e dei fotografi seri; avevo deciso di regalarmi qualche ora.

Addobbata a festa dava il meglio di sè e quella sera, persino io che sono notoriamente il Grinch, ho ceduto alla magia del Natale.

La corsarola
Santa Maria Maggiore
L’antico Lavatoio
Bergamo bassa

Poi ci sono delle volte che ancora mi sorprende. Il 23 dicembre, uscendo dal mio ristorante preferito a San Vigilio (città alta-alta) la città avvolta nella nebbia mi ha lasciata senza parole (ma con qualche imprecazione, mi serviva la reflex!)

Aspettando il 2019

Mai come quest anno sono in attesa del nuovo. L’ho già detto, ma il 2018 è stato un anno impegnativo e complicato, che mi ha tolto moltissime energie. Lavorativamente è stato faticoso con ben poche soddisfazioni e tanti problemi, scontri, ingiustizie e rabbia, soprattutto rabbia. Psicologicamente anche peggio, gli ultimi mesi non ho fatto altro che trascinarmi per raggiungere dicembre, in attesa di gennaio.

Il 2019 prevede che io ricominci il 2 e già il 7 debba partire per una trasferta. Che un inizio con calma, evidentemente, non era previsto. Ma, dato che non mi aspetto molto da questo nuovo anno, ma mi accontento che sia più semplice del 2018, ho deciso di posticiparne l’inizio ufficiale al 11 gennaio, meritato giorno di ferie post-trasferta.

Non è mia abitudine fare buoni propositi, ma per quest anno in arrivo ho deciso di fare un’eccezione e l’obiettivo è: RITAGLIARMI PIU’ TEMPO LIBERO per stare con chi amo, viaggiare, fotografare e ricominciare a correre, che mi manca come l’aria la corsa settimanale con le amiche, dove arrivi con il fiatone per le troppe chiacchiere.

Per il 2019 prima vengo io.

Buon anno a tutti!

Musical: Mary Poppins

Ho un problema con il tempo: ci sono un mucchio di cose che vorrei fare ma non riesco. Sono una sostenitrice del “volere è potere, altrimenti non è volere” ma bisogna fare delle scelte.

Quest anno, ad esempio, ho scelto il corso di fotografia e il solito di inglese. Il primo è finito (ma sono in attesa di un workshop sul ritratto ambientato e uno sul bianco e nero), il secondo l’ho abbandonato. Mi ero iscritta, per il terzo anno consecutivo, per fare qualcosa con mio marito ma lui quest anno non riesce. Purtroppo se ne è reso conto tardi.

Tra le cose che posticipo da un po’ c’è un corso di teatro. Per anni ho partecipato alle recite della scuola e dell’oratorio, ma crescendo più nulla. Eppure sono abbastanza certa che mi piacesse superare l’ansia da palcoscenico (sarà stato anche quello dell’oratorio, ma il pubblico c’era) e trasformarmi in qualcun altro.

Pensavo a questo, seduta tra il pubblico al teatro Nazionale, mentre andava in scena Mary Poppins che, per due ore e quaranta, ci ha catapultati (quasi) in un teatro di Brodway.

La storia non ha bisogno di presentazioni, è quelle della tata più famosa del mondo che ci accompagna da decenni con il suo “supercalifragilistichespiralidoso” e “Basta un poco di zucchero”.

Finalmente anche in Italia un musical con la M maiuscola: i costumi curati, gli effetti speciali, la casa che va su e giù, il soffitto che si trasforma in un cielo stellato e Mary Poppins che vola. Le canzoni sono quelle mai dimenticate che ti trovi a canticchiare mentre lo spettacolo prosegue. Non è ancora New York, però emoziona e va bene così.

Cosa ho amato di più:

  • Tutti insiem. Il pezzo degli spazzacamini su i tetti di Londra emoziona sempre

Cosa ho apprezzato di meno:

  • Il bacio (sulla guancia) tra Mary e Bert. Ma perchè? Dai, la Travers l’aveva detto chiaramente che erano solo ami